La filiera corta del biologico

La filiera corta del biologico
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Biologico è sinonimo di un metodo di produzione, ma anche di uno stile di vita, più consapevole e responsabile, attento alla sostenibilità ambientale delle attività dell’uomo e alla salubrità di quello che finisce sulle nostre tavole. La filiera corta, che riduce o elimina del tutto i vari passaggi che i prodotti devono fare per arrivare dal produttore al consumatore, è un corollario fondamentale di una scelta biologica. Significa infatti riduzione dell’inquinamento causato dal trasporto, vendita solo di prodotti stagionali e quindi freschi, tempo limitato di stoccaggio. È anche uno strumento di sviluppo per le comunità locali e per le economie del territorio.

In pratica, permette di acquistare alimenti che provengono da campi coltivati secondo i principi e le normative dell’agricoltura biologica o da allevamenti rispettosi del benessere animale direttamente dal produttore o con un numero molto limitato di intermediari. I prodotti non sono importati dall’estero, fuori stagione, con costi molto alti e un grande dispendio di energia per il trasporto, ma provengono da aziende agricole italiane, vicine a dove avviene la vendita. Sono quindi tracciabili e, alcuni di essi, come frutta, verdura, cereali e uova, sono senza marchio.

Le modalità di acquisto
Per poter comprare prodotti biologici a filiera corta i luoghi privilegiati sono:
  • Direttamente nell’azienda agricola: il consumatore acquista i prodotti direttamente là dove sono stati coltivati. Anche se in una forma meno standardizzata rispetto a un centro commerciale o a un negozio, anche in questo caso il produttore è obbligato a rispondere a precisi requisiti di legge, soprattutto in materia di sicurezza e igiene. Il vantaggio di fare acquisti "alla fonte" è la possibilità di conoscere l’azienda e i luoghi di produzione, per un consumo consapevole e trasparente. Si tratta quindi di prodotti a metri 0.
  • I mercati agricoli: con cadenza regolare tutte le maggiori città italiane ospitano un mercato composto del tutto o in parte da banchi dei produttori. In questo caso frutta e verdura sono rigorosamente di stagione, ma si trovano spesso anche le uova delle galline allevate dal contadino oppure cereali o prodotti lavorati come miele e marmellate. Basta informarsi presso il proprio Comune o le sezioni provinciali delle associazioni di categoria.
  • I gruppi di acquisto: i consumatori si possono organizzare, in modo più o meno formale, in un gruppo che acquista direttamente dai produttori. Il vantaggio sta nella possibilità di comprare quantità molto più grandi rispetto a quanto può fare un singolo, avendo un maggior potere di contrattazione. Inoltre di solito si definiscono dei ruoli precisi, anche se volontari, sia per raccogliere gli ordini sia per ricevere la merce, con un grande risparmio di tempo per gli altri membri. Esistono anche i gruppi di acquisto solidale, che si distinguono per una precisa scelta di consumo critico e responsabile. Il corrispettivo sono i gruppi di offerta, società o cooperative agricole composte da piccoli produttori che si uniscono per avere maggiore peso, offerta e visibilità di quanto non sia possibile per ciascuno di loro separatamente.

Un’importante esperienza di filiera corta è quelle promossa da Coldiretti, con il progetto Campagna Amica: vendita diretta dal produttore al consumatore in mercati, aziende agricole o agriturismi, botteghe, ma anche ristoranti che preparano i loro piatti con ingredienti a km 0.

A chi fa bene la filiera corta?
La filiera corta non è solo una garanzia per i consumatori, ma permette anche un miglior ritorno economico ai coltivatori e in generale a coloro che producono prodotti bio: le rese dei campi coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica sono inferiori, i costi di produzione maggiori e il mercato non ha ancora raggiunto livelli paragonabili a quello dei prodotti non bio, per cui eliminare alcuni passaggi non necessari tra produttore e cliente significa aumentare il guadagno, diminuendo i prezzi di vendita.
Questo significa garantire una migliore e più giusta retribuzione per i produttori, che non sono costretti a tenere i prezzi troppo bassi per poter vendere i loro prodotti alle grandi catene di distribuzione, ma possono ottenere un giusto compenso per il loro lavoro, senza alzare, al contempo, i prezzi al consumatore.

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