Leggere l'etichetta: riconoscere i prodotti bio

Leggere l'etichetta: riconoscere i prodotti bio
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Quando andiamo al supermercato, in base a quale criterio scegliamo i prodotti che poi acquistiamo? Siamo più attratti dalle novità o dai prodotti tradizionali? Dal pack di design o dalla confezione di sempre? Formato famiglia o monoporzioni? Fresco o surgelato? Light o no? Super sconto o prezzo pieno?
La risposta dovrebbe essere sempre una: la genuinità.
Come facciamo a sapere fino a che punto un prodotto è genuino e a distinguere i prodotti biologici dagli altri? Semplice, leggendo l’etichetta. Questa è la carta d’identità degli alimenti, ci dice tutto su di loro: ingredienti, informazioni nutrizionali, provenienza, peso, data di produzione e di scadenza. Purtroppo, non sempre è facile destreggiarsi in mezzo a tutte queste informazioni e di solito ci limitiamo a dare uno sguardo veloce alla tabella nutrizionale, vediamo qual è la percentuale di grassi saturi e insaturi e sbirciamo il totale delle calorie per 100 grammi di prodotto. Tutto ciò va bene, è già qualcosa, ma non basta. Non dobbiamo prestare attenzione solo agli ingredienti, ma dobbiamo sempre verificare che siano presenti anche tutti i marchi e le certificazioni europee.
Niente di impossibile, basta farci l’occhio.

Ciò che bisogna tenere sempre a mente è che le etichette ci tutelano dalle truffe, ci permettono di scegliere i prodotti adatti alle nostre esigenze e di valutare al meglio il rapporto qualità prezzo. Sono obbligatorie e le informazione in esse contenute devono corrispondere al vero. Inoltre, più queste sono dettagliare e ricche di informazioni, migliore sarà il prodotto che andremo ad acquistare.
Come si riconosce un prodotto bio?
- I prodotti biologici, per essere considerati tali, devono sottostare al Regolamento CE 834/07 e CE 889/08. Noi possiamo riconoscerli attraverso le etichette, le quali devono sempre rispettare questi regolamenti ed essere sempre autorizzate da un organismo di controllo che a sua volta è autorizzato dal Ministero delle politiche agricole e forestali.
- Sulla confezione deve essere presente, secondo il Regolamento CE 271/10, il logo biologico europeo, una foglia stilizzata e circondata dalle stelline dell’Unione Europea. Questa si applica solo ai prodotti confezionati che contengono una percentuale di prodotto proveniente da agricoltura biologica pari al 95%. Il restante 5% può essere composto solo da ingredienti autorizzati dal regolamento CEE 2092/91. Se questa percentuale è inferiore, sulla confezione non è possibile inserire il logo.
- Nel caso in cui il prodotto sia composto da un unico ingrediente, questo deve essere al 100% di origine biologica.
- Se il prodotto proviene da paesi terzi, il logo è facoltativo.
- L’etichetta deve riportare, inoltre, la scritta “regime di controllo CEE”, la sigla della nazione, il tipo di metodo di produzione, il codice dell’organismo di controllo autorizzato dal Mi. P. A. A. F. e il codice dell’operatore (es. IT BIO 123 A 456). Deve infine riportare il numero dell’autorizzazione alla stampa di quella specifica etichetta.
Quali sono i prodotti a marchio bio?
- I prodotti che rispettano il Regolamento CE 834/07 e CE 889/08.
- I prodotti che, per la loro preparazione, devono avvalersi necessariamente dell’ausilio di ingredienti non biologici (additivi, aromi, sale ecc.) ma che rientrano nel suddetto Regolamento.
- I prodotti che non utilizzano OGM e sostanze chimiche di alcun genere.
Chi può assegnare il marchio bio?
Il marchio bio può essere assegnato solo da un operatore che ha ricevuto l’autorizzazione da un organismo di controllo riconosciuto e da questo momento il produttore (o il distributore) è l’unico responsabile del prodotto.
Il bio alternativo: il prodotto Genuino Clandestino
Si tratta di piccoli produttori agricoli orientati prevalentemente alla vendita diretta e che coltivano la loro terra secondo i dogmi dell’agricoltura biologica. Definiscono i loro prodotti genuini ma clandestini poiché sprovvisti del marchio comunitario necessario per classificare un alimento come biologico.
Tutto ciò nasce da una ribellione nei confronti del sistema burocratico delle certificazioni che, per via degli elevati costi, fanno lievitare i prezzi dei loro prodotti, costringendo i consumatori a rivolgersi alla grande distribuzione.
In mancanza di una certificazione ufficiale, è il consumatore a scegliere se fidarsi o meno della parola del produttore.
Ingredienti
Sull’etichetta, gli ingredienti ricoprono un ruolo fondamentale. Non sono in ordine alfabetico ma in ordine decrescente, ovvero, in ordine di quantità. Facciamo un esempio: da una confezione di succo di arancia ci aspettiamo che l’ingrediente base, l’arancia per l’appunto, sia in prima posizione. Se questo si trova in fondo alla lista, sicuramente, c’è qualcosa che non va.

Additivi
Gli additivi sono generalmente indicati con le loro sigle (es. “E” seguito da un numero di serie).
Per quanto riguarda i prodotti biologici, la normativa vigente ne ammette solo alcuni e questi devono essere indicati per nome di categoria (es. antiossidante) più il loro nome (es. antiossidante: acido ascorbico) o la sigla CEE (es. antiossidante E300).

Denominazione di vendita
Il prodotto, oltre al nome commerciale che può essere anche di fantasia, deve riportare la descrizione esatta del prodotto (es. olio extravergine di oliva), in modo tale che l’acquirente possa capire esattamente di che cosa si tratta e non confonderlo con qualcos’altro (es. olio d’oliva).

Quantitativo
Sulle confezioni sono riportate tutte le indicazioni relative al peso netto del prodotto. Se questo è immerso in un liquido, sull’etichetta deve essere indicato anche il peso netto sgocciolato.

Data di scadenza
La data di scadenza viene indicata secondo due diverse modalità:
- “Da consumarsi entro il…”, si riferisce a prodotti facilmente deperibili come latte fresco, yogurt, mozzarelle, che devono essere consumati entro la data indicata sulla confezione. Oltre questo termine le responsabilità sono tutte a carico del consumatore.
- “Da consumarsi preferibilmente entro/entro la fine di…” si riferisce al termine minimo di conservazione. Si utilizza per i prodotti meno deperibili e indica la data entro la quale questi mantengono intatte le loro caratteristiche. Dopo è ancora possibile consumarli ma la qualità potrebbe non essere la stessa.

Ovviamente, per evitare che i prodotti si deteriorino prima del tempo, è necessario seguire scrupolosamente le indicazioni riportate sulla scatola.

Provenienza
Sulla confezione non possono infine mancare le informazioni relative all’azienda produttrice o distributrice e l’indirizzo dello stabilimento di produzione o di confezionamento.

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