Orti sociali: cosa sono?

Orti sociali: cosa sono?
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Introduzione
Gli orti sociali sono degli appezzamenti di terreno, di dimensioni medio-piccole, collocati in città e assegnati solitamente a persone in condizioni di disagio, oppure ad anziani, portatori di handicap o semplicemente alla comunità. L’idea alla base è offrire la possibilità di produrre in proprio gli ortaggi, di norma non destinati alla vendita o comunque senza fine di lucro, attraverso un progetto collettivo in grado di promuovere l’integrazione sociale. Spesso si tratta di coltivazioni biologiche (o almeno a basso impatto ambientale) in aree degradate o periferiche della città. Il concetto di orto sociale si confonde spesso con quello di orto urbano: entrambi hanno infatti una collocazione cittadina e sono assegnati non a coltivatori di professione o ad aziende, ma a comuni cittadini. La differenza è legata alla funzione educativa, civica ed etica dell’orto sociale, che manca in quello urbano.
Il caso della Campania
In alcune località della Campania, l’esperimento degli orti sociali ha avuto come obiettivo quello di riqualificare zone pericolose, preda della criminalità organizzata e prive di un tessuto sociale forte attraverso la partecipazione degli abitanti, a partire dalle fasce più disagiate.
In collaborazione con Legambiente, per esempio, già a metà degli anni Novanta, nel Parco Eco-Archeologico di Pontecagnano in provincia di Salerno, sono nati alcuni orti gestiti dagli anziani nei quali alcune famiglie possono approvvigionarsi di verdure fresche. L’area in cui sorgono era un tempo molto degradata, mentre oggi è un luogo di aggregazione sano e partecipato.
Ancora più significativo il caso del quartiere napoletano di Scampia: al posto di una piazza da sempre teatro dello spaccio sono stati creati degli orti gestiti in modo collettivo dagli abitanti.
Occasione di lavoro e di riscoperta della biodiversità
In altri casi, diffusi un po’ in tutto il Paese, gli orti sociali sono stati affidati attraverso appositi bandi alle cooperative locali, come strumento per dare lavoro a persone con handicap o in condizioni di grave disagio. Ma questi progetti sono anche l’occasione per riscoprire le tradizioni contadine e promuovere la biodiversità: gestiti secondo metodi pre-industriali, senza l’utilizzo dei macchinari e dei prodotti tipici dell’agricoltura estensiva delle aziende, permettono di ritrovare il contatto con la terra, con i suoi frutti, di conoscere il ciclo delle stagioni e di comprendere meglio l’ecosistema, oltre che la necessità di rispettarlo. Spesso, infatti, in questi piccoli appezzamenti di terreno si organizzano visite e laboratori per studenti, ma anche feste e open day, per coinvolgere e sensibilizzare chi non vi lavora direttamente.
In particolare, la funzione didattica degli orti sociali trova la sua massima espressione in diversi progetti che vedono gli alunni partecipare direttamente alla coltivazione: preparano il terreno, lo seminano, eliminano le piante infestanti, organizzano turni per innaffiarlo; in una parola, se ne prendono cura e danno il buon esempio al resto della collettività.

Infine, gli orti sono un modo per riqualificare e dare una nuova destinazione d’uso a giardini, angoli di città e piccole strisce di terreno abbandonate, regalando anche un nuovo aspetto all'ambiente urbano.

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