La pesca a "miglio zero"
Introduzione
Non solo frutta, verdura, uova, miele o latte: anche il pesce può arrivare sulle nostre tavole senza aver percorso migliaia di km. Pescare a miglio zero significa garantirsi i prodotti ittici dei nostri mari, freschi perché appena pescati, e anche riscoprire delle varietà che il mercato globale ha messo in ombra. Inoltre coinvolge solitamente metodi di pesca più responsabili e sostenibili, che non portano alla raccolta indiscriminata degli animali, ma si basano su una maggiore conoscenza e un maggiore rispetto dell’ecosistema marino.
Dal pescatore alla tavola
Negli ultimi anni sono partiti diversi progetti in varie regioni italiane per promuovere e valorizzare la pesca locale. Coldiretti ha fatto da apripista, attraverso il programma Pesca Amica, sviluppato nell’area del Polesine e del Delta del Po, che prevede una filiera corta o cortissima tra i pescatori che operano in questa zona e i consumatori. Questi ultimi hanno anche l’opportunità di riscoprire i sapori della tradizione, quelli di vongole veraci e cozze, di pesci come la bosega, di sarde, alici e anguille. Nata nel 2011, l’iniziativa si si è anche estesa alla Toscana e alla Campania, sempre con l’obiettivo di favorire la freschezza e la genuinità dei prodotti ittici e di sostenere le economie locali e le attività dei piccoli pescherecci.
Rispettare il mare
I sistemi di pesca massiva significano meno pesci e meno varietà ittiche. La pesca a strascico, per esempio, che permette di raccogliere grandi quantità di pesci, non viene effettuata secondo dei criteri razionali di selezione: secondo questo metodo di pesca, infatti, vengono pescati anche i pesci più piccoli, non utilizzati come cibo, e quelli giovani, senza i quali è impossibile per le specie riprodursi e crescere.
La pesca a miglio zero, invece, favorisce il naturale ripopolamento dei mari, essendo affidata a piccoli pescherecci con minori capacità di carico e spesso maggiore attenzione e rispetto per il mare. In questo senso, la pesca a miglio zero è più responsabile e sostenibile.
La pesca a miglio zero, invece, favorisce il naturale ripopolamento dei mari, essendo affidata a piccoli pescherecci con minori capacità di carico e spesso maggiore attenzione e rispetto per il mare. In questo senso, la pesca a miglio zero è più responsabile e sostenibile.
I vantaggi economici
Due terzi della flotta di pescherecci in Italia è a conduzione familiare, mentre i tre quarti del pesce che finisce sulle nostre tavole non proviene dal nostro mare. Questi due dati insieme illuminano la situazione della pesca del nostro Paese: ricca di potenzialità anche a livello economico, ma non sostenuta da adeguate politiche di valorizzazione dei nostri prodotti. La pesca a miglio zero è anche questo: un incentivo ai metodi tradizionali di cattura dei pesci, metodi che sono meno devastanti per la popolazione ittica del Mediterraneo, e la possibilità di promuovere tutte quelle varietà che per secoli hanno costituito il menu giornaliero dei pescatori, delle loro famiglie e delle comunità che vivevano lungo le coste.
Cosa fa la politica
Nel 2012 è stato presentato un disegno di legge per garantire tutele e agevolazioni per chi pratica la pesca a miglio zero: introdurre un marchio di qualità che riconosca i prodotti ittici pescati a poca distanza dal luogo di vendita, sostenere le piccole imprese con riduzioni fiscali, valorizzare le varietà tipicamente mediterranee con sistemi simili alle denominazioni DOP e IGP per i prodotti agricoli. Questa proposta ha incontrato il favore delle associazioni di categoria e animaliste, tra cui il WWF, Greenpeace, Legambiente, Marevivo e Legapesca, che si battono contro lo sfruttamento indiscriminato dei mari e a sostegno di un’attività più sostenibile anche a livello ambientale.
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