Il pane attraverso i secoli

Il pane attraverso i secoli
Avete presente il piacere di mettere in bocca quel pezzo di pane intinto nel sughetto dell'arrosto, o di addentare un goloso panino con la mortadella o, ancora, il profumo della pagnotta appena sfornata? Ecco! Il pane, una di quelle cose che sulla tavola degli italiani non manca mai! Ma se tutti il pane lo mangiano, in pochi conoscono la sua storia... continuate nella lettura... ne scoprirete delle belle!

Ricostruire la storia del pane attraverso i secoli significa ripercorrere praticamente quasi tutta la storia!
Il pane infatti è stato scoperto intorno al 3500 a.C. e da allora è diventato un alimento essenziale in tantissime culture ed epoche diverse. Anche se non sono mancati i periodi in cui, per via di guerre e carestie, era diventato praticamente un cibo di lusso.
Ricostruiamo nelle sue fasi più importanti l'affascinante storia del pane attraverso i secoli!

Prima del pane
Una sorta di “antenato” del pane lo possiamo trovare già in tempi antichissimi, in epoca preistorica, quando gli uomini primitivi ancora non avevano scoperto la coltivazione, ma semplicemente si dedicavano alla raccolta di radici, erbe e semi. Gli uomini primitivi avevano scoperto che triturando con delle pietre i semi di cereali e successivamente mischiandoli con dell'acqua si poteva ottenere un composto nutriente: ovviamente siamo ancora ben lontani dal pane di oggi, ma questa miscela a base di cereali era sicuramente la cosa più vicina al pane che si potesse ottenere in un'epoca come quella!

Comparsa del pane in Egitto
Un decisivo contributo alla storia del pane è stato dato dagli antichi Egizi: si può tranquillamente dire che gli Egizi furono i primi veri panettieri della storia. Pare che sapessero preparare quest'alimento in circa 50 modi diversi!
Intorno al 6000 a.C. sono proprio loro ad inventare il primo pane non lievitato. In quel periodo, nella valle del Nilo l'agricoltura si sviluppa sempre di più, aumenta la produzione dei cereali e conseguentemente migliorano anche le tecniche di macinazione.
I chicchi dei cereali, macinati fino ad essere ridotti quasi in polvere, venivano mescolati ad acqua e sale in modo da formare piccole pagnotte che erano quindi disposte su pietre caldissime per essere cotte: era questo il modo in cui veniva prodotto il pane non lievitato.
Una svolta si ha intorno al 3500 a.C.: è in questo periodo che, grazie ad un banalissimo errore, gli Egizi cominciano a utilizzare la lievitazione naturale per la produzione del pane.
La leggenda vuole che la scoperta sia stata del tutto casuale: un “panettiere” distratto un giorno lasciò al sole un poco di farina impastata con acqua. Dopo un certo tempo la piccola porzione di pasta si era gonfiata e, una volta cotta, risultò molto più fragrante, gustosa e leggera.
Gli Egizi diedero un grande contributo anche al miglioramento delle modalità di cottura del pane, passando dall'utilizzo di rudimentali “forni” in pietra a quello di vasi di creta scaldati col fuoco, nel quale il pane veniva cotto dopo aver coperto l'imboccatura del vaso con una pietra (in questo modo il pane cuoceva meglio e in maniera più uniforme).

Nell'antica Grecia
L'arte della panificazione si diffuse velocemente dall'Egitto all'antica Grecia. I Greci svilupparono una sorta di culto del pane, perché per loro era il simbolo della fecondità della terra.
E in breve sperimentarono nuove tecniche di cottura, migliorando la costruzione dei forni artigianali. Ma soprattutto diversificarono moltissimo la produzione del pane: basti pensare che già fra il VI ed il V sec. a.C. (cioè nel periodo classico) si potevano contare 72 tipi diversi di pane: alcuni profumati con erbe, altri impastati con latte o olio per renderli più morbidi, altri ancora preparati con l'aggiunta di miele, vino e ingredienti vari.
E proprio in Grecia nasce la figura del fornaio che prepara il pane di notte: così la mattina era pronto per essere consumato, fresco e fragrante. Questo la dice lunga sull'importanza che il pane aveva nella cultura greca!

Impero Romano
Grazie ai contatti con i Greci, anche fra i Romani si diffuse ampiamente il consumo del pane lievitato: diversi fornai vennero portati dalla Grecia a Roma come schiavi, per lavorare nei forni pubblici.
Prima di risentire dell'influenza ellenica, i Romani erano soliti consumare pani e focacce non lievitati soprattutto a base di farina di farro (il farro era un cereale particolarmente apprezzato dai Romani), ma dopo il contatto con i Greci anche a Roma prende piede la produzione del pane lievitato. Nel periodo di Traiano (98-117 d.C.) i fornai panettieri erano già riuniti in corporazioni, segno dell'importanza di questa categoria professionale.
I romani contribuirono inoltre con fantasia e creatività alla produzione del pane, tanto da inventarne diversi tipi, aggiungendo agli impasti ingredienti particolari (olive, pancetta, miele...).
Fra i tanti tipi di pane c'erano ad esempio il panis testicius (abbastanza simile all'attuale piadina), il panis streptipcius (impastato con olio, latte, strutto e pepe), il panis adipatus (arricchito da pezzetti di pancetta e lardo) e il panis plebeius (un pane nero che, come si intuisce dal nome, era consumato dai contadini e dalle classi sociali più povere. In effetti, nell'antica Roma i più poveri erano soliti consumare focacce e pani a base di cereali allora considerati meno pregiati).
Nel periodo dell'Impero Romano il pane era ormai entrato a tutti gli effetti nell'alimentazione di tutte le classi sociali ed era quindi considerato un alimento irrinunciabile. Tanto che, per renderlo accessibile a tutti, era stato promulgato un editto che permetteva di acquistare il frumento nei granai pubblici ad un prezzo più basso rispetto a quello di mercato.

Medioevo
Durante il Medioevo - dopo la caduta dell'impero Romano - molte cose nella società cambiano in senso negativo, fra cui anche il modo di concepire un alimento importante come il pane.
Per le classi sociali disagiate accedere a quest'alimento così prezioso diventa più difficile: i signorotti feudali riescono ad estendere il loro potere anche sul pane, costringendo i contadini ad utilizzare i loro mulini e i loro forni privati, ovviamente sotto il versamento di tributi di vario tipo.

Rinascimento
Una peculiarità degli anni del Rinascimento (più o meno dalla metà del Trecento fino al Cinquecento) era che ad ogni classe sociale corrispondeva un pane particolare: il pane dello scudiero era diverso da quello del papa, il re aveva il suo pane così come il cavaliere e via dicendo!
Sembra una cosa assurda, ma ai tempi era così.

Seicento e Settecento
Seicento e Settecento sono due secoli segnati da guerre e carestie: si tratta di un periodo in cui il pane veniva razionato e il popolo, così come nel Medioevo, faticava a procurarsi anche solo una pagnotta, perché sul pane c'erano diverse tasse (quella sulla farina, quella sulla cottura nei forni padronali...).
Un chiaro esempio di questa situazione lo si trova nel capolavoro di Manzoni "I Promessi sposi", nel capitolo in cui si descrive l'assalto al forno di Milano, in occasione della grave carestia del 1628.
In questi anni la farina di frumento veniva spesso sostituita con altri tipi di farine di origine vegetale, come quella di ghiande e di lupini. E non di rado la polenta sostituiva il pane.

Dall'Ottocento ad oggi
Nell'Ottocento le cose iniziano a cambiare: in questo secolo infatti si pongono le basi per quello che è l'attuale modo di produrre e concepire il pane come alimento essenziale da garantire a tutti.
La rivoluzione industriale che si verifica nell'Ottocento cambia completamente i meccanismi di produzione anche del pane. Fino ad allora infatti la produttività era limitata perché il pane veniva prodotto e commercializzato solo a livello locale. Con la rivoluzione industriale tutto è diverso.
Anche il pane viene prodotto su larga scala, arrivano le macchine impastatrici e i forni moderni per una cottura migliore e più veloce.
Inoltre anche l'agricoltura cambia: si comincia ad utilizzare i fertilizzanti chimici e questo porta ad un aumento nella produzione di cereali.
Se la produzione del pane aumenta, non si può dire lo stesso della sua qualità. Le innovazioni tecnologiche della rivoluzione industriale portano infatti a produrre farine sempre più bianche e raffinate, sempre più prive quindi di quelle componenti che si trovano nelle parti più esterne dei chicchi del cereale, ovvero le componenti più ricche e preziose dal punto di vista nutrizionale.
Oggi comunque c'è una maggiore consapevolezza alimentare, ragion per cui vengono prodotti e consumati anche pani integrali a base di farine meno raffinate, più ricche di fibre e nutrienti.

Una cosa è certa: la storia del pane attraverso i secoli insegna come quest'alimento sia prezioso e insostituibile.
Del pane non si può fare a meno. E in Italia non manca di certo, visto che ne esistono moltissimi tipi: sembra più di 250!

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