Quinto quarto: delizie povere ma gustose tutte italiane

Una delle particolarità dell'Italia è sicuramente la ricchezza della sua cucina, tanto diversa da regione in regione con le loro tradizioni culinarie... Eppure, di tanto in tanto, la nostra gastronomia riserva anche qualche sorpresa!

Sapete infatti che esistono specialità a base di frattaglie e interiora di animali, particolarmente gustose anche per i palati più diffidenti?

Eccovi una selezione dei cibi a base di carne, preparati con il cosiddetto "quinto quarto", cioè le parti degli animali che di solito vengono scartate.

Specialità a base di interiora
In Italia la tradizione culinaria popolare non disdegna affatto l'utilizzo delle interiora animali: fegati, polmoni, stomaci e intestini sono gli ingredienti base di tanti ottimi piatti regionali. Qualche esempio?
La coratella, un gustoso spezzatino tipico di varie regioni del centro Italia preparato con budella, cuore, polmoni, milza e fegato dell'agnello, del pollo o del coniglio.
A Firenze invece si può gustare il lampredotto, un panino ripieno di pezzetti di stomaco di bovino cotti con cipolla, prezzemolo e pomodoro.
Se questa specialità non vi sembra abbastanza strana sempre nel capoluogo toscano potete assaggiare il cibreo, una zuppa dagli ingredienti alquanto insoliti: si prepara con scarti animali di diverso tipo, come creste e bargigli (ovvero le pieghe cutanee che si trovano sotto il becco dei galli), fegatini e addirittura testicoli di gallo o pollo!
Quanto ad originalità non sono da meno la pajata romana (succulento condimento per rigatoni a base di intestino tenue del bue o del vitello), i torcinelli pugliesi (involtini di budella d’agnello ripiene di interiora) e la meusa di Palermo (un panino ripieno di tocchetti di polmone e milza soffritti: come il lampredotto è un tipico cibo da strada, ottima alternativa al solito kebab!).

Testina o cervello di vitello
Tante ricette regionali italiani propongono come specialità la testa del vitello, cucinata in vari modi: ad esempio in Calabria si usa prepararla al forno impanata. Oppure si può anche gustare solo il cervello: sembra che sia buonissimo con un semplice condimento a base di olio, sale, pepe e limone.

Coglioni di mulo
Fra i cibi più strani d'Italia citiamo anche una specialità che, in realtà, davvero così strana non è: si tratta dei coglioni di mulo. E' un insaccato ripieno di pezzi di lardo, tipico di varie regioni del centro Italia. Deve il suo nome al fatto di avere una forma che richiama in modo inequivocabile quella dei testicoli del mulo: tuttavia, si ottiene dalla carne magra di maiale, macinata e poi insaccata con un pezzo di lardo. La stranezza in questo caso è quindi più una questione di forma che di sostanza!

Zampe del maiale
Il piede del maiale è molto gustoso e viene abbastanza utilizzato nella cucina popolare. Diverse ricette regionali ne prevedono la cottura insieme ad altri ingredienti decisamente meno strani (legumi o verdure, in genere).

Specialità a base di sangue di maiale
Se i piedi del maiale vi sembrano un ingrediente già abbastanza insolito, che dire del suo sangue? Il sangue di maiale viene usato come ingrediente per la preparazione di una prelibatezza diffusa in parecchie regioni italiane: il sanguinaccio, un insaccato che a vederlo ha proprio l'aspetto di un banale salame al cioccolato... E invece questa salsiccia si prepara con sangue e budella di maiale: una specialità adatta agli stomaci forti che viene accompagnata con ingredienti diversi a seconda della tradizione locale.
Fra i cibi più strani d'Italia c'è anche la torta al sangue di maiale: infatti in alcune regioni il sangue di maiale viene usato addirittura per preparare una sorta di torta dal sapore fra il dolce e il salato, insieme a parmigiano, pangrattato, latte, uova, burro e cubetti di pancetta. Esiste anche una versione ancora più simile ad una classica torta dolce, che prevede l'aggiunta al sanguinaccio di altri ingredienti come riso, cacao, pinoli, uvetta passa e scorze d'arancia.

Finanziera piemontese
Come dice il nome stesso, è un piatto tipico del Piemonte, soprattutto nelle zone delle Langhe e Monferrato. Sembra abbia avuto origine nel Medioevo e viene preparata con le parti rimaste dalla trasformazione dei galletti in capponi e alcune parti di scarti di vitello. Volete sapere una curiosità? Nato come piatto povero, sembra che poi sia diventato invece una prelibatezza per le classi più benestanti: il nome infatti richiama la giacca che i finanzieri indossavano a Torino nell'800 ed era apprezzatissimo da Cavour in persona!

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