Frutta in via di estinzione: le varietà

Che sapore hanno i ricordi?

Per noi hanno il sapore dolce del nonno che da piccoli ci portava in campagna e il gusto genuino dei frutti che ci faceva mangiare sotto l’albero.

Si, perché era proprio lì, in quel momento e in quel luogo, che ciò che veniva raccolto sembra avere una bontà mai provata.

Quante volte vi è capitato di pensare: “chissà dove posso trovare quelle pesche gialle che mangiavo da piccola o quelle strane pere che trovavo sempre a casa dei nonni”.

Ma se vi dicessimo che alcuni frutti antichi, oggi, sono difficili da trovare a causa di estinzione, cosa pensereste?
Già, un gran peccato!

Ma dato che i pensieri sono ancora molto vivi, come il loro sapore, vediamo più nel dettaglio di quali frutti stiamo parlando.
I frutti antichi a rischio estinzione
Di tipologie di frutti ne esistono diverse, ma nonostante ciò molte volte andiamo alla ricerca di vecchi sapori, spesso difficili da ritrovare.
Si, perché molte varietà di frutta, di cui oggi molti hanno ancora memoria, stanno scomparendo, dando un nuovo senso alla biodiversità.

Stiamo parlando di quelle che in Sicilia vengono chiamate “aumincelle” o i “sanimalati”, delle “sbergie” e delle “mele cotogne”.
Magari non li riconoscerete con questi nomi, ma vedrete che vi riporteranno alla mente quel sapore antico che sa di tradizione.

Le “aumincelle” sono un tipo di mela dalla forma rotonda, piccola e dal colore giallo, con una leggera tonalità di rosso sulla buccia. Il loro periodo di raccolta è generalmente i primi giorni di settembre.

Se non vi ricordate di queste, non potete non pensare al sapore dolce dei “sanimalati”. Si proprio così, piccole pere dalla buccia gialla e dalla forma arrotondata, chiamate in questo modo poiché il loro sapore diventa intenso in una fase di maturazione avanzato, cioè nel momento in cui sembrano proprio diventare malate.

Che dire, invece, delle mele cotogne? Hanno un gusto leggermente acido, una forma arrotondata e una buccia gialla e un po' pelosa. In Sicilia, vengono utilizzate per diverse preparazioni come la cotognata o cotte al forno con zucchero o miele.
Per fortuna, queste sono un po' più diffuse, quindi, se le trovate non potete non provarle.

In ultimo le “sbergie”, una tipologia di pesca nettarina diffusa per lo più nelle zone di Messina, che viene raccolta in genere tra il mese di luglio e agosto; ha una buccia liscia e una polpa bianca.

Riuscite a sentirne il sapore dolce fino a lì?
I frutti dimenticati
Oltre ai frutti a rischio di estinzione, ci sono altre tipologie di raccolto che oggi sono andate completamente dimenticate; esistono solo in alcune zone del Piemonte o della Sardegna e molti non ne hanno neanche un minimo ricordo.

Un esempio è il Castagno Gabiana presente oggi in particolare nei Castagneti del Cuneese. Si tratta di castagne dalla forma arrotondata e con piccole striature poco evidenti. Queste erano per lo più utilizzate per l’essicazione e la produzione di farina.

Ma anche le Ciliegie galucio, diffuse per lo più nella zona di Chieri, dal colore rosso accesso e dalla dimensione medio grande.

Oppure la Ciocarin-a bianca, una mela succosa e croccante dalla forma leggermente allungata (simile ad una campanella) e con una buccia di colore giallo con qualche striatura rossa.

In Sardegna, invece, tra i frutti più rari rientra la pompìa e la ciliegia bianca di Aritzo.

La prima è una varietà di limone, molto più simile ad un cedro data la sua forma particolare: appiattita sui poli, dalla buccia gialla e dalle dimensioni elevate.
Si tratta di un frutto molto antico, parte della tradizione sarda, utilizzato per la produzione di granite, gelati o marmellate.

Mentre la ciliegia bianca di Aritzo è un frutto di medie dimensioni, rotondo, dalla buccia sottile e gialla. Ne esistono pochi esemplari ed è a rischio estinzione.

Lo volete un consiglio? Se li trovate, non fatevi sfuggire nessuno di questi frutti.

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