Ripartenza e primi effetti: ripresa lenta nel settore della ristorazione

In quasi tutte le città italiane, con qualche ritardo per alcune regioni, il 18 maggio è stato il giorno della riapertura di bar e ristoranti, con il rispetto delle regole di sicurezza e delle normative igieniche. Da quel momento, ognuno di noi ha avuto la possibilità di prendere il tanto atteso caffè al bar, di mangiare una pizza con gli amici o di fare una cena romantica con il partner. Ma vediamo quanti di noi hanno deciso di assaporare di nuovo queste piccole libertà, quanti invece hanno preferito aspettare e la situazione da parte dei ristoratori.
Riaperture nel settore della ristorazione
La stragrande maggioranza degli esercizi commerciali nel settore alimentare (ristoranti, bar, osterie e taverne) hanno deciso di alzare le saracinesche e tornare al lavoro: si conta che i tre quarti abbiano tentato la riapertura, ma la normalità è ancora molto lontana. Fino ad ora le uniche attività consentite erano la consegna a domicilio e negli ultimi giorni il servizio d’asporto, solo per alcuni e con determinate norme da seguire.

Tramite vari sondaggi è stato fatto un bilancio di questi primi 7 giorni di riapertura, che è negativo per gran parte degli esercizi. Le norme per la ripresa, con il contenimento del contagio, hanno richiesto ingenti costi, uniti alla sanificazione obbligatoria dei locali. Il divieto di buffet ha fatto sì che molti locali che facevano per lo più aperitivi abbiano avuto la necessità di reinventarsi.

L’obbligo del distanziamento dei tavoli e della prenotazione ha diminuito enormemente i posti disponibili, tanto che la maggior parte degli esercizi può ospitare meno della metà dei clienti che ospitava prima.

All’ingresso di ogni ristorante sono richiesti i nominativi di ogni persona, così da poter ricostruire eventuali contagi successivi. Molti ristoratori hanno quindi deciso di continuare il servizio d’asporto e consegna a domicilio, così da aver cura di ogni dettaglio in vista della possibile riapertura posticipata e per accertarsi anche di non prendere multe indesiderate.
Primi dati
L’ora dell’aperitivo è tornata in voga dal Nord a Sud con un andamento molto simile; stessa cosa per le colazioni al bar; mentre per le cene vere e proprie la cosa è molto diversa.

Molti ristoratori, con un trend molto simile in tutta la penisola, affermano di aver lavorato con un 25% di potenziale soltanto nel weekend. Il motivo? La paura del contagio e di conseguenza del ritorno alla normalità della gente. Quasi la totalità dei ristoratori, con una percentuale vicina al 95% giudica insoddisfacenti i ricavi ottenuti in questi primi giorni di ripartenza, seguiti poi dai bar con una percentuale di insoddisfazione dei proprietari che tocca l’85% della totalità.

Gran parte degli italiani inoltre, cerca di risparmiare in seguito ai mesi di lockdown, dove nella maggior parte dei casi il lavoro è diminuito o comunque rallentato e di conseguenza anche gli stipendi.

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