Cibi contaminati: prodotti dannosi per la nostra salute

Che nel mondo ci siano alimenti di qualità, nessuno lo mette in dubbio. Ovunque è possibile trovare produttori e coltivatori attenti ai propri terreni, alle risorse necessarie per la coltivazione e alla qualità dei propri prodotti. Il biologico, infatti, è un settore in continua crescita e prodotti con etichette bio sono sempre più presenti sulle nostre tavole.

Purtroppo, come capita in molti casi esiste anche l’altra faccia della medaglia: infatti, oggigiorno è possibile trovare in commercio cibi contaminati, prodotti agricoli nocivi coltivati attraverso l’uso di sostanze chimiche molto dannose per la nostra salute.

I pesticidi sono diventati un grande problema per la nostra alimentazione e per la sicurezza alimentare in genere. In alcuni casi, è stato riscontrato l’utilizzo di più di 70 pesticidi diversi nella frutta e nella verdura che consumiamo ogni giorno: additivi e coloranti, metalli pesanti, tossine sono solo alcuni esempi.

Vediamo allora insieme quali sono i cibi più contaminati e quali accorgimenti utilizzare per evitarli.
Quali sono i prodotti agricoli da evitare?
La maggior parte dei cibi contaminati arrivano dai paesi dell’est Europa o da quelli extra-europei. Sembra che i prodotti maggiormente nocivi siano i broccoli cinesi, dei quali circa il 92% risulta dannoso. Dalla Cina arriva anche il tè verde contaminato con ben 21 pesticidi diversi. Anche il prezzemolo vietnamita e il basilico indiano sono ai livelli più alti di questa classifica, colpa di un mercato globale nel quale i controlli non sono ben regolati.

Ma senza andare troppo lontano dall’Italia, tra i prodotti assolutamente da evitare ci sono la menta marocchina, le fragole africane, melagrane e arance egiziane e piselli dal Kenya. Purtroppo, ciò non dovrebbe farci stupire molto, visto che in questi paesi è permesso l’utilizzo di pesticidi vietati nei paesi dell’Unione Europea. Nella lista, sono anche presenti il cocomero da Santo Domingo e il peperoncino thailandese.

A livello geografico, tra i paesi che hanno ricevuto maggiori notifiche per prodotti non conformi rientrano la Turchia, la Cina, l’India e gli Stati Uniti. Da questi paesi, in Italia vengono importati notevoli quantità di prodotti agricoli, ricchi di sostanze nocive, che spesso passano inosservati e finiscono sui nostri piatti. Per esempio, dalla Turchia sono arrivati quasi 2 milioni di chili di pistacchio, 3 milioni di chili di fichi secchi e 25 milioni di nocciole, tutti ad alta tossicità.

Insomma spinaci, ciliegie, pomodori, pesche, mele, patate, peperoni, albicocche… Ma non solo frutta e verdura. Sembra infatti che dalla Spagna arrivi anche pesce ricco di mercurio e dalla Polonia arriva la carne di pollo con salmonella.

Dall’altra parte, poi, ci sono invece quei prodotti sicuri da mangiare anche se non coltivati biologicamente: avocado, ananas, cipolle, papaia, asparagi, mango, melanzane, kiwi, cavolfiori e broccoli sono alcuni esempi.

L’Italia, rimane invece il paese più sicuro per quanto riguarda la produzione agricola, grazie alla presenza di ben 300 prodotti a marchio DOP e IGP, simbolo di qualità ed eccellenza, ma anche al divieto di utilizzo degli Ogm e alla presenza del maggior numero di aziende biologiche. Inoltre, i prodotti alimentari che registrano la presenza di tracce di sostanze chimiche sono inferiori all’1% e, dalla fine del 2018, l'esposizione della nuova etichetta Made in Italy è sicuramente un ulteriore "sigillo di garanzia".
Come evitare i cibi contaminati con sostanze tossiche
Come fare, quindi, per tutelarsi nella scelta degli alimenti?

L’informazione prima di tutto. Sapere cosa stiamo comprando e da dove arrivano i prodotti, ci aiuterà a fare delle scelte più consapevoli.
Per questo motivo, è bene fare attenzione alla stagionalità dei prodotti e cercare di acquistare sempre quelli più freschi. Sarebbe anche una buona idea comprarne in abbondanza e poi congelarli in modo da averli tutto l’anno.

Scegliete prodotti biologici o comunque a chilometro 0: è sempre meglio recarsi personalmente dai produttori locali e acquistare direttamente da essi. In questo modo, anche se non possiamo sempre avere la certezza che ciò che acquistiamo è genuino al 100%, quantomeno possiamo ridurre il rischio di ritrovare cibi contaminati sulle nostre tavole.

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