Rappresentano un primo piatto della tradizione culinaria umbra: gli spaghetti col rancetto sono saporiti e ottimi per tutti coloro che amano il guanciale.
Ecco un’altra antica ricetta umbra, semplice e gustosa allo stesso tempo, come tutte quelle pietanze nate tra le mura dei monasteri. Pare che sul finire del XI secolo una monaca perugina di clausura lasciasse traccia scritta di questa ricetta, con tanto di utilissimi accorgimenti. Tuttavia, l’accostamento di farro, mandorle e zafferano risalirebbe al buon gusto degli antichi romani, abili nella conquista a tavola, tanto quanto sul campo di battaglia. E allora cosa aspettate, lasciatevi conquistare anche voi!
È un classico della cucina umbra, forse il più invitante tra i secondi di carne. A giustificare la simpatica denominazione di questa ricetta è la presenza del vino rosso nel quale la gallina (o pollo) viene affogata e poi cotta. Ovviamente in omaggio alla tradizione enogastronomica umbra, la scelta del vino deve necessariamente cadere su uno dei gustosi rossi della regione, magari su un corposo Orvietano o su un delizioso Montefalco.
La denominazione di questo piatto sembra non lasciare dubbi sulla provenienza geografica! L’intuizione è corretta, ma solo per metà. In effetti “umbricelli”, nonostante la somiglianza al nome della regione, nel dialetto perugino sta per “lombrichi”. Ed è così che si presentano questi particolari spaghetti umbri dalla forma lunga e arrotondata, ideali per salse raffinate. Una di queste è proprio la “salsa Trasimeno”, detta così più per traslazione semantica che per collocazione geografica: il nome del lago indica in realtà il pregiato pesce che lo popola, il persico, protagonista di questa squisita salsa a base di passata di pomodoro, spezie e vino bianco.